Le discariche abusive e i siti contaminati richiedono spesso risposte capaci di tenere insieme competenze tecniche, amministrazioni, controllo e continuità operativa. La Struttura commissariale affianca il Commissario unico in questa funzione di regia. Supporta la messa in sicurezza e la bonifica dei siti affidati e coordina i diversi soggetti coinvolti.
I contributi dei Subcommissari Nino Tarantino e Aldo Papotto permettono di osservare questa attività lungo diverse dimensioni. Dall’evoluzione della missione al metodo di intervento, fino alla capacità di affrontare contesti particolarmente complessi e, dove possibile, accompagnare il risanamento verso il recupero delle aree.
Discariche abusive: dalla procedura europea a una missione più ampia
La necessità di accelerare la gestione di situazioni ambientali rimaste irrisolte per anni ha dato origine alla missione commissariale. Nel 2014 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha condannato l’Italia per 200 discariche abusive o non conformi. Dal 2017, il Commissario ha ricevuto progressivamente 81 di quei siti, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di intervento. Il mandato prevedeva inoltre un coordinamento unitario delle attività di messa in sicurezza e bonifica.
Nel tempo, il perimetro della missione si è progressivamente ampliato. Al primo nucleo si sono aggiunti altri siti e nuove criticità ambientali. La Struttura ha così consolidato una funzione di regia per situazioni che richiedono competenze diverse, continuità operativa e un coordinamento rafforzato.
Un modello operativo: dalla pianificazione al monitoraggio
A rendere operativo il mandato della Struttura è un metodo di lavoro articolato in quattro fasi. L’obiettivo è dare continuità a interventi che coinvolgono competenze, soggetti e procedure differenti:
- analisi e pianificazione, per ricostruire lo stato dei siti, le criticità e gli interventi necessari;
- coordinamento, per mettere in relazione amministrazioni, enti tecnici e soggetti coinvolti, definendo compiti e responsabilità;
- azione sul campo, dalle indagini e caratterizzazioni fino alla messa in sicurezza e alla bonifica;
- monitoraggio e reporting, per seguire l’avanzamento delle attività, verificare le procedure e rendere tracciabili interventi e risultati.
Alla base c’è una logica di collaborazione più che di sostituzione. La funzione commissariale crea una regia comune e mantiene allineati soggetti, competenze e tempi. Al lavoro tecnico affianca anche il presidio della legalità nelle procedure e negli appalti. In questo modo può seguire ogni intervento con continuità, dall’analisi iniziale fino alla verifica dei risultati.
I numeri danno una misura concreta della capacità operativa costruita. La Struttura ha completato la messa in sicurezza di 90 dei 91 siti affidati alla missione commissariale. Nel perimetro originario della procedura europea, inoltre, tutti gli 81 siti hanno raggiunto l’obiettivo della messa in sicurezza.
Il modello sulla bonifica delle discariche abusive applicato alla Terra dei Fuochi
Nel 2025 il mandato del Commissario unico si è esteso anche alla bonifica della Terra dei Fuochi, nelle province di Napoli e Caserta. Pochi mesi prima, la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva evidenziato l’insufficienza della risposta dello Stato a un fenomeno di inquinamento diffuso, legato anche allo sversamento e all’interramento illegale di rifiuti. In questo contesto, il metodo della Struttura trova quindi applicazione nel coordinamento delle attività di risanamento, monitoraggio e controllo del territorio.
La bonifica interviene sulle conseguenze del fenomeno, mentre il contrasto agli illeciti agisce sulle condotte che continuano ad alimentarlo. Su questo secondo fronte è intervenuto il successivo D.L. 116/2025, il cosiddetto “Decreto Terra dei Fuochi”, che ha rafforzato strumenti e sanzioni contro le attività illecite in materia di rifiuti.
Dalla bonifica al recupero dei territori: il caso di Augusta
Per la Struttura, la risoluzione della criticità ambientale non rappresenta necessariamente il punto di arrivo. Dove le condizioni lo consentono, il percorso può proseguire verso il recupero dell’area e la definizione di un nuovo utilizzo. Dai progetti seguiti emerge questo orientamento: l’intervento considera anche quale funzione il sito possa tornare a svolgere nel territorio.
Il Campo Fontana di Augusta, in provincia di Siracusa, ne è un esempio concreto. Per oltre vent’anni, la contaminazione del sottosuolo ha impedito l’utilizzo dell’area. Il percorso ha poi unito il risanamento alla riqualificazione, attraverso un progetto che ha integrato il nuovo campo sportivo e le opere verdi. Il 18 aprile 2026 il complesso è tornato alla piena fruizione della cittadinanza.
Il risultato, in questo caso, va oltre il risanamento del sito: un luogo torna a far parte della vita della città.





