Reati ambientali e Modello 231: cosa cambia | Giuseppe Giove

Giuseppe Giove_Reati ambientali e Modello 231

La riforma introdotta nel 2025 ha rafforzato il rapporto tra reati ambientali e Modello 231, ampliando il perimetro delle fattispecie ambientali rilevanti ai fini della responsabilità degli enti. Per le imprese che operano nel settore rifiuti, il nuovo quadro rende ancora più rilevanti valutazione dei rischi, tracciabilità, procedure e controlli interni. Sono presìdi che assumono un peso maggiore nella prevenzione degli illeciti e nel controllo dei processi aziendali.

Su queste ricadute si è concentrato l’intervento di Giuseppe Giove, Generale di Divisione dei Carabinieri, durante i dialoghi promossi dal Gruppo Dimensione Ambiente a Ecomondo 2025. Il confronto ha messo a fuoco le ricadute della riforma sulla gestione aziendale, con particolare attenzione alla prevenzione e all’organizzazione interna.

Come cambia il quadro dei reati ambientali

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda la responsabilità amministrativa degli enti. Le modifiche all’articolo 25-undecies del D.Lgs. 231/2001 hanno ampliato il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità dell’ente.

Un secondo intervento riguarda il rafforzamento dell’apparato sanzionatorio per diverse condotte in materia di rifiuti. La L. 147/2025 ha modificato numerose disposizioni del Testo Unico Ambientale. Gli interventi riguardano, tra gli altri ambiti, la gestione non autorizzata, la combustione illecita e le spedizioni illegali di rifiuti. Per specifiche fattispecie, la risposta sanzionatoria diventa più severa, anche attraverso nuove aggravanti e sanzioni accessorie.

Il terzo elemento riguarda gli strumenti a disposizione degli organi di controllo. Per determinati reati ambientali la riforma ha esteso l’applicabilità di strumenti investigativi più incisivi, tra cui le operazioni sotto copertura e l’arresto in flagranza differita. Nel complesso, l’intervento agisce quindi su tre fronti: responsabilità degli enti, conseguenze degli illeciti e capacità di contrastarli.

Reati ambientali e Modello 231: prevenzione e controlli interni

Sul piano organizzativo, il passaggio centrale riguarda la capacità del Modello 231 di considerare adeguatamente i rischi ambientali connessi alle attività dell’impresa. Nel settore rifiuti, l’analisi può riguardare anche processi che coinvolgono trasportatori, fornitori, appaltatori e altri soggetti della filiera. La valutazione del rischio assume quindi un ruolo centrale nell’individuare le aree nelle quali possono emergere maggiori elementi di esposizione.

A questa analisi si affianca il tema delle procedure operative effettive e tracciabili. Gestione dei rifiuti, verifica dei soggetti coinvolti e documentazione dei flussi sono alcuni degli ambiti più sensibili. A questi si aggiungono i rapporti con gli organi di controllo, nei quali assumono rilievo responsabilità definite e modalità operative verificabili. La tracciabilità ha, in questo quadro, un ruolo particolare come presidio della corretta gestione dei rifiuti e della prevenzione degli illeciti.

Nel quadro delineato, il presidio organizzativo richiama inoltre formazione, sistemi di gestione, attività dell’Organismo di Vigilanza e documentazione dei controlli svolti. In questa prospettiva, la presenza formale di procedure non esaurisce il tema della prevenzione. Contano anche la loro applicazione e la possibilità di ricostruire le attività effettuate. Il nuovo quadro rafforza così l’attenzione verso una compliance ambientale integrata nella gestione ordinaria dell’impresa.

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